Story of my fake life

La storia di Giulio

C’era una volta un Sasso di nome Giulio, aveva trentotto anni e viveva sulla riva di un torrente in Nuova Zelanda.

Giulio passava le sue giornate a osservare e ascoltare la natura, anche perché poteva fare solo quello. In tutti quei trentotto anni non aveva mai potuto vedere nient’altro se non quel torrente, non aveva né braccia né gambe e non poteva muoversi.
Ogni mattina vedeva tutti gli animali del bosco arrivare per abbeverarsi provando grandissima invidia nei loro confronti. Odiava la sua vita e non riusciva più a vivere con se stesso: era un sasso grande, uno di quelli pesanti, che neanche il vento o la tempesta riuscivano a spostare. Era destinato a vivere tutta la sua vita nello stesso identico punto.
Un giorno tutto a un tratto, una forte burrasca gli fece capitare accanto Ghiaia, una giovane sassolina dal sorriso pietrificante. Quello fu il giorno più bello di tutta la vita di Giulio, mai avrebbe pensato di poter parlare con un altro sasso, sopratutto con uno bello come Ghiaia. Passarono molti giorni a raccontarsi le loro esperienze. Lei, sassolina piccola e leggera, grazie ai forti venti del sud, negli anni aveva girato il mondo: Russia, Tibet, Nepal, Cina, finendo un giorno su un container di una nave cargo, che la fece approdare in Nuova Zelanda. Aveva amato ogni posto in cui era stata: luoghi, ambienti e animali diversi le avevano permesso di guardare la vita da moltissimi punti di vista, cosa che però Giulio non aveva mai potuto fare. Ghiaia promise a Giulio che se l’avesse seguita nel suo prossimo viaggio, lo avrebbe sposato. Lui iniziò a piangere, pensando che fosse l’ennesima presa in giro, ma lei non stava scherzando, e gli disse che da lì a poco sarebbe arrivato un fortissimo uragano che avrebbe potuto spostare entrambi verso una nuova destinazione. Giulio per prima cosa chiese consiglio a Rocko, il sasso più anziano e grande di tutta la valle.

Giulio: “Rocko, cosa devo fare? Ho sempre voluto andarmene da qui, ma ora che ne ho davvero la possibilità non so se sono pronto, vorrei vedere altri luoghi e soprattutto sposarmi con Ghiaia.”

Rocko: “Senti figliolo, mi ricordo ancora il giorno in cui sei nato. Ci fu una frana gigantesca e tu riuscisti a uscirne sano, bello e forte. Io ormai sono quasi tre milioni di anni che sono fermo nello stesso punto; all’arrivo delle grandi catastrofi ho sempre pregato per rimanere il sasso più grande di tutti, escludendomi sempre la possibilità di frantumarmi e di poter viaggiare per il mondo. Oggi sono colui che ha visto più animali, giorni e stagioni di tutti, ma, se devo essere sincero, non ho mai visto e né provato niente per cui valga la pena vivere davvero. Quindi vai, non ci pensare, parti, esplora e coltiva il vostro amore, vedrai che non te ne pentirai!”

Dopo aver chiesto consiglio al suo amico, si convinse e comunicò la notizia a Ghiaia, così iniziarono a prepararsi per il grande uragano. Arrivò puntuale e loro non si fecero trovare impreparati, anche se tutto sommato Giulio aveva molta paura, per lui era la prima volta. L’aria iniziò a cambiare, il sole sparì in un istante e si udì un forte frastuono, era arrivato! Iniziarono a strisciare per terra e subito dopo furono scaraventati nel vortice che stava viaggiando a più di duecento chilometri orari verso un luogo sconosciuto. Giulio pianse per tutto il viaggio e Ghiaia, che non aveva mai visto piangere un sasso, rise per tutto il tempo.
Finirono su una spiaggia, una di quelle bianche caraibiche e poco affollate. Finalmente Giulio ce l’aveva fatta e sopratutto adesso poteva sposare la sassolina più bella di tutta la Nuova Zelanda.
Il matrimonio fu uno dei giorno più belli della loro vita; tutto andò alla perfezione e niente avrebbe potuto rovinare le loro vite, finché non scoprirono che stava per arrivare una tormenta che avrebbe potuto dividerli per sempre. La tormenta arrivò, ma fu più lieve del previsto, Giulio non si spostò neanche di un millimetro, ma Ghiaia, essendo molto più leggera venne scaraventata in aria e successe una delle cose più inaspettate della loro vita. In gergo, viene chiamato “sesso fra sassi” e consiste nella scissione di un grande sasso in parti più piccole, tutto questo, però, è frutto della sola fortuna, in quanto i sassi non possono né gestirlo né deciderlo.
Fu così che dalla tragedia, che avrebbe potuto separarli per sempre, nacquero Sasso e Lino, due splendidi gemelli monozigoti veramente ben proporzionati.
Giulio aveva vinto, la sua vita in pochissimo tempo era diventata perfetta. Non avrebbe potuto chiedere di meglio, finché un giorno un ragazzo, un essere umano, si avvicino a lui e scommettendo con gli amici, decise di lanciarlo in acqua il più lontano possibile.
Giulio aveva sempre odiato gli umani: erano capaci di correre, arrampicarsi, viaggiare e perfino decidere di poter avere un figlio, ma sopratutto erano insolenti e maleducati in particolare con i sassi, perché li usavano solo per sedersi o per urinarci sopra.
E fu così che improvvisamente Giulio si ritrovò scaraventato in acqua, e come tutti sappiamo, andò immediatamente a fondo, morendo affogato in pochi minuti.
Perché alla fine, bisogna ricordare che Giulio era un sasso di montagna, e i sassi di montagna, in acqua, non sanno respirare.


Minghia il Graken

Caraibi occidettantali, 1937

Io e Gheira Nitely ci eravamo appena conosciuti…io ero molto emozionato, lei un un pò di meno; anzi in realtà a lei non fregava un cazzo di me, ma va be, come biasimarla, in fondo non poteva sapere a quello che sarebbe successo da li a pochi anni (matrimonio, figli, cane e barca nuova)
L’avevo vista pochi giorni prima a Porto Porta e mi ero innamorato immediatamente…alta 1.70, 54 kg da bagnata (da bagnata…) denti storti e testa piccola; insomma ero io ma versione donna (o forse era lei che sembrava me, se fosse nata uomo….mmmmmm non saprei)
Per l’uscita avevo affittato la barca migliore che c’era, dopo circa 4 ore di aperitivo avevo bevuto 6 Estathè al limone, e non vi nascondo che non capivo più un cazzo, ma l’obiettivo di giornata non me lo sarei certo dimenticato: “chiavare Gheira Nitely nel Mar dei Caraibi” (ho fatto la rima, più o meno)
E fu così che una delle donne più temute dei Sette mari, dopo anni di storie e leggende, vide per la prima volta, la bestia più incredibile del Mar dei Caraibi…Il MIO GRAKENNNNNN

♫ “Si Gheira sii…ahhh Gheira brava così..” ♫

 Quella notte, in tutto l’oceano, rieccheggiò questa canzone.

Foto by Johnny Sborrow

 


300 Meno 1

Battaglia delle Termopoli 480 a.C.

Re Leo quella mattina era particolarmente sereno, forse perché assolutamente certo che avremmo sconfitto l’esercito di Serse, e senza nemmeno troppe avversità…
Eravamo i 300 soldati migliori di Sparta, ma non vi nascondo che eravamo molto tesi.
Grossi, arroganti e uniti dall’odio verso quei secchi del cazzo di Persiani…partimmo: botte su botte e sangue su sangue; dopo 2 ore contavamo più Persiani morti di quelli vivi, e fu così che il terrore si trasformò in gioia, seguito da un gran momento di disagio:

King Leo:  “i Persiani hanno Perso?”

Spartani:  “Si, i Persiani hanno perso”

King Leo: “E qualcuno di noi si è perso?”

Spartani:  “Abbiamo perso un Persiano”

King Leo: “Chi?”

Spartani: “Perseo”

King Leo: “Ok”

Dopo essere sicuri che i Persiani avessero perso, e che noi avessimo perso Perseo iniziammo a festeggiare, costruendo il famoso Persian Wall (in foto, alle mie spalle)

Questa battaglia ci dimostra che il coraggio, la tenacia e la determinazione possono far trionfare 300 uomini contro 10mila, in una guerra spietata.

Anche se alla fine la morale è solo una:

Che cazzo di senso ha essere in 299 soldati Spartani…se poi non hai un secco del cazzo come me (54kg peso forma) che immortala il “SELFIE DELLA VITTORIA”?!

#ESSERCIPERESSERERICORDATI


La balena delle Svalbard

Marcus era un ciccione di 140 kg che abitava alle isole Svalbard, era un ragazzo simpatico e generoso ma nel suo piccolo paese questo non importava, tutti lo prendevano in giro perché pesava quanto un orso polare e probabilmente mangiava anche di più.
Il vero problema di Marcus si presentò quando, finite le scuole superiori, decise di prendersi un anno di pausa e di dedicarsi al suo corpo, assumendo un personal trainer che lo avrebbe seguito in questo suo percorso.
Marcus ogni giorno si allenava e continuava a fare sport con il personal trainer, senza però grandi risultati.
Dopo circa 6 mesi il personal trainer iniziò a chiedersi come fosse possibile che Marcus non perdesse peso nonostante la grande attività fisica; quello che però non sapeva, è che quel ciccione di Marcus, finito l’allenamento tornava a casa, e mangiava il doppio di prima, mantenendo il solito peso.
All’8 mese il personal trainer scoprì questa grande presa in giro, e decise di non lavorare più con Marcus. Arrabbiato e deluso decise di raccontare la vicenda a tutto il paese: che tornò a prendere in giro Marcus, e così “Marcus l’orso polare” divenne: “Marcus, La Balena delle Svalbard”.
Dopo tutto questo, quel povero ciccione di Marcus, pensò anche al suicidio talmente era distrutto; ma per fortuna intervenne Marculinas: la sorella più piccola, e dopo un bellissimo discorso sul valore della vita, lo convinse a reagire, e a rimettersi in gioco.
Era l’inizio del 9 mese, Marcus richiamò il personal trainer per scusarsi e per chiedergli di tornare ad allenarlo.
Il personal accettò, e così tornarono a fare attività fisica, ne fecero addirittura molta più di prima, e oltre a questo finalmente, Marcus aveva iniziato anche a rispettare la dieta.
In poco più di mese Marcus perse più di 30kg, era felice e veramente motivato, ormai nessuno lo prendeva più in giro.
Si concluse l’anno di “riposo”; Marcus però aveva buttato 9 mesi interi di allenamento, e non era ancora al top della forma fisica; però non mollò e andò avanti, sempre più motivato, a tal punto di trovare un lavoro e anche una fidanzata.
E fu così che: un personal trainer, un lavoro e una fidanzata riuscirono a far perdere 70 kg ad un ragazzo ciccione, obeso e affamato, nonostante gli insulti e le prese in giro di un paese intero, che non credeva in lui.
Poi va be, forse bisognerebbe specificare che Marcus fu assunto come “cercatore di aghi nei pagliai”, cosa che comporta un grande dispendio di energie fisiche e mentali; ah e la fidanzata, era una giovane pornostar Statunitense di fama internazionale, che però trasferitasi alle Isole Svalbard, per mancanza di attori maschili dovette andare in “pensione”, portando allo stremo ogni giorno, il povero Marcus.

(Progetto scolastico)


 

Lui Gino

Lui (nome) Gino (cognome) era un ragazzo del Nicaragua che viveva in una palafitta fatta di paglia e argilla, situata nel lago Lago (nome del lago) .
Lui era un ragazzo simpatico, intelligente, ambizioso, intuitivo e positivo… ma molte volte si dimostrava veramente immaturo e poco serio: come quella volta che per scherzo incendiò la sua palafitta mentre giocava, e per rimediare al danno, decise di tagliare i pali che sostenevano la casetta, così da far bagnare il tetto e spegnere l’incendio; subito dopo però si accorse che così facendo Lui non aveva più una casa in cui vivere, e così, stupidamente decise di recarsi da una povera vecchietta che abitava dall’altra parte del lago per ucciderla e continuare a vivere serenamente la sua vita in una bellissima palafitta.
Alcuni giorni dopo gli abitanti del lago Lago iniziarono a cercare la vecchietta senza sosta, ma niente, la povera signora non venne mai ritrovata; Lui assalito da un immenso senso di colpa decise di rivelare a tutti cosa aveva fatto…gli abitanti del lago subito dopo la sua confessione decisero di ucciderlo, buttandolo giù dalla palafitta più alta del lago.
Il problema di questa storia è che come sappiamo tutti le palafitte stanno in acqua, e quando gli abitanti buttarono Lui dal tetto più alto della comunità….Lui non si fece niente e riuscì a scappare!

Quindi la morale è questa:
Non importa che tu abbia 6 talenti fantastici, se nonostante tutto, tu sia bacato nelle aree di miglioramento che ti permettono di essere una persona migliore, e non ti facciano fare stronzate nella vita… perché tanto ci sarà sempre qualcuno più stupido di te, che cercherà di ucciderti senza pensare a come farlo.

E ricordate che l’importante è…come diceva Lui Gino

Stay Hungry
Stay Foollish
Stay Lui Gino

(Progetto scolastico)

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